Sen ti non podo vivir

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Scopro con infinita sorpresa che qualcuno ha provato a riprodurre la sindone a colpi di ocra e tempera.  Lascio sradicare tale presuzione dagli amici del Sussidiario, anche se  sono sicura che basti osservare l’immagine pubblicata qui sopra (ho riprodotto il negativo della foto scattata e aumentato il contrasto) per rendersi conto di quanto sia speciale.

Riporto alcuni stralci di un illuminante articolo di Socci: “Sindone: le prove della resurrezione“.

[..] non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile).

La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce).

Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso).

[..] Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.

Quest’immagine inoltre riporta esattamente le torture della Crocifissione di Cristo come sono raccontate fedelmente nei Vangeli. Riporto alcuni tratti di un articolo del teologo e biblista José Miguel García: Davanti ai segni della passione.

[..] Come hanno messo in luce gli studi scientifici, ci troviamo di fronte alla prova archeologica più impressionante della pena della crocifissione. Ma chi è la vittima?

Prima di cercare una risposta a questa domanda, va fatta una premessa: certi segni di tortura impressi nel lenzuolo sono tipici di qualsiasi crocifissione; altri sono eccezionali, propri di questo crocifisso, e permettono di identificare la vittima. Ecco i più vistosi: una delle caratteristiche più evidenti di quest’uomo è che è stato flagellato, un castigo indipendente dalla crocifissione, come dimostra chiaramente il numero di colpi (circa 120) e la loro distribuzione in tutto il corpo. Normalmente chi veniva crocifisso era flagellato durante il cammino, per debilitarne il corpo e accorciare il supplizio della croce. Se si fosse usata questa modalità con il condannato della Sindone, i segni delle frustate non comparirebbero su tutto il corpo. Secondo Gv 19,1 e Lc 23,25, Pilato ordinò di flagellare Gesù come pena alternativa alla crocifissione; le autorità giudaiche non ne rimasero soddisfatte e richiesero la sua morte sulla croce.

Altra peculiarità: la testa del giustiziato fu cinta con una corona di spine, non in forma di anello, ma come un casco, con la stessa forma delle corone orientali, dato che ferite da spine si trovano su tutta la testa. Tre evangelisti concordano nel segnalare che i soldati, schernendo Gesù, intrecciarono una corona di spine e gliela misero in testa (Gv 19,2; Mc 15,17; Mt 27,29). Il volto del crocifisso del lenzuolo mostra contusioni, soprattutto sulla guancia destra, a causa di un forte colpo ricevuto con un oggetto duro. Gli evangelisti riferiscono che un servo del sommo sacerdote colpì Gesù con un bastone per castigarlo per il modo in cui aveva risposto alla suprema autorità giudaica durante il processo davanti al Sinedrio (Mc 15,19; Gv 19,3).

Le gambe di questo cadavere non sono spezzate; si usava invece romperle per far morire più rapidamente i condannati crocifissi. La persona della Sindone ha ricevuto un colpo di lancia nel costato per constatarne la morte, dato che il sangue fuoriuscito dal cuore è quello di un cadavere. Giovanni racconta nei dettagli questo colpo di lancia e il flusso di sangue e siero uscito dalla ferita (Gv 19,32-34).

Una tomba privata. Inoltre, risulta sorprendente che quest’uomo giustiziato sia stato sepolto in una tomba privata, invece di essere gettato nella fossa comune, e per di più avvolto in un telo di lino costoso, su cui era stato sparso un unguento di aloe e mirra. I vangeli riferiscono che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo avvolsero Gesù in un telo di lino e sparsero su di esso cento libbre di questi due profumi (Mc 15,42-46; Gv 19,38-40). Infine, stupisce che il cadavere avvolto dal sacro lenzuolo non sia andato in decomposizione, dato che sulla tela non ci sono segni di putrefazione. [..].
Queste caratteristiche, e altre che qui non segnaliamo per mancanza di spazio, rendono evidente l’identità della vittima: Gesù di Nazareth. Nell’omelia del 24 maggio 1998 nella cattedrale di Torino, Giovanni Paolo II ha definito il sacro lenzuolo “specchio” dei racconti evangelici della passione e morte di Gesù .[..].

Il significato di tutta questa sofferenza viene esplicitato soltanto dall’annuncio della Chiesa: «Nell’incommensurabile sofferenza da essa documentata, l’amore di Colui che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” si rende quasi palpabile e manifesta le sue sorprendenti dimensioni. Dinanzi a essa i credenti non possono non esclamare in tutta verità: “Signore, non mi potevi amare di più!”, e rendersi subito conto che responsabile di quella sofferenza è il peccato: sono i peccati di ogni essere umano» (Giovanni Paolo II).


2 thoughts on “Sen ti non podo vivir

  1. Ciao, è il mio primo commento sul tuo blog, su cui di tanto in tanto zompo per ammirare le belle fotografie che ci regali.
    In punta di piedi e senza voler far polemica, ma volendo semplicemente farti notare che Gerarschelli chimico del CICAP (cicap.org) sostiene non che la sindone non è vera (anche se ovviamente è la situazione per cui, dal suo punto di vista, egli propende), ma che essa è riproducibile in gran parte dei particolari. Cioè potrebbe – ripeto potrebbe – essere un falso. Mi spiace dover dare contro allo stimato Socci, ma le sue obbiezioni hanno ben poco di scientifico e hanno fragili fondamenta: certo ci sono dettagli che raccontano una crocifissione analoga a quella descritta dalle sacre scritture, divresa da quella ordinaria; ma, è molto probabile che simile supplizio sia stato purtroppo riservate anche ad altre persone crocifisse…a molte altre. Inoltre tutto ciò esula dal discorso di Gerarschelli, che come detto prima vuole dimostrare la possibilità che esso sia un falso medievale. Ed in effetti, con microscopiche differenze date anche dal fatto di non avere completo accesso per lo studio della sindone, ha riprodotto minuziosamente con tecniche e conoscenze che potevano essere in uso ne medioevo.
    Spero di non essere stato noioso ma mi spiace veder declassata l’opera di esperti scienzati del CICAP, solo per divergenze, oneste, di opinione.
    Inoltre nell’articolo di sussidiario che hai citato c’è un errore rozzo e grossolano: il CICAP mette a disposizione i suoi esperimenti, i suoi risultati e tutto ciò che ne concerne al pubblico, ed è sempre disponibile a far riesaminare i risultati ottenuti, basta chiederlo.

    Saluti e buone foto!

  2. ciao gabriele!
    grazie per questo bel commento e grazie che mi vieni a trovare. Non era mia intenzione sminuire il lavoro di nessuno, e ammetto che non sono una grande esperta su questi temi. Trovo però interessanti le argomentazioni, storiche più che scientifiche, di Socci. Ti ringrazio comunque ancora perché il tuo commento dimostra una grande apertura di mente e di cuore.
    a presto!
    Leonora